Medicina antiaging vivere meglio, anche di più:

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Potremo definire la medicina antiaging semplicemente come una buona gestione di un normale invecchiamento (antiaging management). L’intervento medico, in questo caso, non riguarderà un ambito patologico, ma quello, pur utile, della salute e del benessere. Si tratterà tuttavia, non solo di un modo per migliorare la nostra qualità di vita e raggiungere un maggior benessere psicofisico, ma anche di un approccio preventivo ad  un invecchiamento precoce o patologico.

Il “target” cui si rivolge la medicina antiaging, essendo prevalentemente azione preventiva, non è la popolazione anziana, ma principalmente una popolazione giovane, perché già dopo i 20 anni inizia una fisiologica involuzione dei vari sistemi funzionali del nostro organismo, come quello metabolico o immunitario.

E’ addirittura dopo il primo anno di vita che le numerosissime connessioni neuronali cerebrali iniziano a ridursi, dapprima lentamente e poi via via più celermente, facendo sì che gli accadimenti in questa fase precoce della vita abbiano particolare rilevanza nel comportamento psicologico ma anche, ad esempio, nelle “attitudini” metaboliche, così come nell’espressione genica (epigenetica = non si cambia la sequenza nucleotidica dei geni ma se ne influenza l’attività).
Sarà dunque in una fase non eccessivamente tarda della nostra vita che l’intervento “antiaging” potrà avere maggior efficacia. Successivamente, ossia nel trattamento della persona anziana, potrà essere positiva piuttosto la collaborazione tra medico esperto di medicina funzionale e fisiatra, specie quando sia rilevante soprattutto l’aspetto mio-osteo-articolare e riabilitativo, o del geriatra.

Numerosi sono i comportamenti, stili di vita, abitudini alimentari e fattori di rischio metabolico statisticamente correlati ad un aumento della mortalità.
Tra i fattori più conosciuti dalla popolazione, ma non in assoluto i più rilevanti, risultano essere l’ipertensione e il fumo di tabacco.
A questi tuttavia se ne aggiungono molti altri, quali per citarne alcuni, il sovrappeso e l’obesità, l’elevata glicemia ematica e colesterolo LDL, la sedentarietà, l’uso di alcool, l’eccessiva assunzione di grassi idrogenati, la scarsa assunzione di grassi polinsaturi, di pesce, di frutta e verdura.

Una riduzione degli ormoni sessuali femminili (estrogeni) e maschili (testosterone) coincidenti con la menopausa e l’andropausa, che per entrambi i sessi si verifica mediamente tra i 45 e i 55 anni, è responsabile di un declino delle condizioni fisiche e psichiche, e più in generale, di un invecchiamento e mortalità precoce. Tra i sintomi principali legati a questi fattori ormonali ricorrono la stanchezza cronica, depressione, riduzione delle ore di sonno, diminuzione della libido e propensione all’accumulo di tessuto adiposo.

Un miglioramento dello stile di vita è in grado di influenzare i livelli ormonali e ridurre la mortalità precoce. Ne è un caratteristico esempio la popolazione di Okinawa, isola del Giappone, i cui abitanti sono tra i più longevi e in salute del pianeta, e le cui abitudini di vita e alimentari vengono considerate ottimali: frutta, verdura, pesce, grassi di buona qualità, alimenti ricchi di vitamine, sali minerali e antiossidanti, esercizio fisico e indipendenza dai propri figli fino ad età avanzata, aspetti psicologici improntati all’ottimismo e forte spiritualità, buone istituzioni socio-sanitarie con un sistema incentrato sulla prevenzione e sul miglioramento della salute.

Ciò vuol dire quindi non solo un prolungamento della vita (l’aspettativa di vita è già aumentata considerevolmente negli ultimi 50 anni), ma una vita vissuta senza più o meno gravi limitazioni delle attività quotidiane.

In realtà, in questi ultimi decenni, assieme all’aumento dell’aspettativa di vita è aumentato anche, purtroppo, il numero di anni da vivere con disabilità, ed è questo che la medicina antiaging o funzionale cerca di evitare.
Per realizzare questi obiettivi si dovranno ricercare e correggere una serie di alterazioni funzionali (sono i primi segni di disfunzione non sempre evidenziabili da semplici esami di routine) a cui è collegata una sintomatologia inizialmente solo vaga e aspecifica. Questo stato di “malessere” i cui disturbi sono talvolta tutt’altro che irrilevanti, ma solitamente non ancora inquadrabili in una malattia o sindrome ben codificata, viene spesso sottovalutato dal medico o viene posta una diagnosi “di comodo” quale una generica sindrome ansiosa, una sindrome fibromialgica o disturbi “da stress” ecc. senza tuttavia far seguire a questo un trattamento adeguato. Il persistere di sintomi “MUS” e delle alterazioni dei parametri fisiologici e della

composizione corporea al test BIA (bioimpedenziometria clinica multi-compartimentale) e ad altri tests specifici,  porterà entro 3-5 anni allo sviluppo di una vera e propria malattia, acuta o cronico-degenerativa.
La medicina tradizionale – convenzionale, quella che più spesso ci viene offerta nei nostri ospedali o ambulatori, è solitamente poco incline alla prevenzione, dedica pochi spazi ad essa, ed opera quando i sintomi sono già manifesti ed evidenti. Il nostro medico di medicina generale o il medico specialista, ad esempio, può prescrivere, con spese a carico del SSN, accertamenti diagnostici (ematologici o strumentali) solo quando la patologia ha raggiunto una determinata gravità, se non, al limite, quando abbia già avuto delle conseguenze gravi: ad esempio una prescrizione di densitometria ossea può essere fatta solo se si è già verificata una frattura da fragilità o se esiste un evidente riscontro radiologico di osteoporosi … , ovvero a malattia già presente.

Al contrario l’approccio funzionale (Medicina Funzionale) prevede un’azione di contrasto prima che la malattia vera e propria si presenti. Questa medicina innovativa, che trae origine dalle più recenti scoperte scientifiche, in particolare degli ultimi 8-10 anni, “funzionale” in quanto si focalizza sulla funzione fisiologica e sugli scostamenti da range di normalità e non sul sintomo e la sola correzione di questo, predilige la naturalità delle cure, e le possibilità di autoregolazione neuro-immuno-endocrino-metabolico.
Non è questa una medicina “alternativa” ma al contrario si basa solo sui risultati della ricerca, con particolare attenzione a quella più recente e d’avanguardia, sullo studio di centinaia di migliaia di casi, sulle pubblicazioni nelle riviste mediche internazionali ad alto impact factor e non su studi datati 30 anni o più, spesso base dei trattamenti dei nostri pazienti.

Esistono malattie estremamente diffuse nelle società occidentali, come ad esempio la sindrome metabolica (insulino-resistenza o iperinsulinemia, obesità, diabete tipo 2, ipertensione arteriosa) che sono strettamente legate a scorretti stili di vita. Allo stesso modo è stata osservata una correlazione tra numerosi tumori, malattie neurologiche come la sclerosi multipla, il Parkinson, malattie autoimmuni ed altre ancora, e stili di vita “scorretti”, tutti convergenti verso una infiammazione sistemica cronica di basso grado. E’ questa uno stato di “pre-patologia” che funziona da grimaldello per tutte queste gravi patologie e può essere considerata come una delle più importanti recenti scoperte della ricerca scientifica.

La medicina antiaging si propone quindi, seguendo queste indicazioni, di migliorare la qualità di vita non solo per mezzo di generici interventi sul comportamento (alcuni di questi potrebbero in effetti assumere un valore generale, per tutti, come dormire un numero adeguato di ore al giorno secondo un timing cicardiano), ma anche attraverso importanti indicazioni che dovranno essere personalizzate tramite un’analisi preventiva (tests), cui far seguire correzioni altrettanto mirate del proprio stile di vita.

La medicina antiaging si propone di far fronte a queste frequenti alterazioni, spesso in relazione all’infiammazione sistemica cronica di basso grado, e al naturale declino delle funzioni organiche dovute all’età. Si tratta di alterazioni del sistema neurovegetativo, alterazioni ormonali, di produzione da parte del tessuto adiposo di citochine infiammatorie (tra cui IL1, IL6, TNF-alfa) e ai conseguenti danni da molecole ossidanti.
Il trattamento e la prevenzione non si basa, come il più delle volte succede per le innovazioni in medicina, su costosi o invasivi farmaci, ma prevalentemente su metodologie naturali e di autoregolazione, in controtendenza rispetto ad un andamento generale aggressivo e “consumistico” (vedi ricerca sponsorizzata dall’industria farmaceutica).

I presupposti che sono alla base della medicina antiaging qui applicata sono:

1) Valutazione previsionale
È attuata attraverso l’analisi di più elementi tra cui la composizione corporea, non solo come elementare differenziazione in 2 compartimenti (massa grassa e massa magra) ma valutazione complessa di circa 60 parametri organici per una valutazione sia a livello molecolare e cellulare, sia una valutazione funzionale e metabolica (BIA-ACC). Vengono inoltre valutati gli aspetti psico-emotivi e comportamentali del soggetto, fattori molto importanti per la comprensione delle influenze di regolazione del sistema neuro-vegetativo e cerebrale.

2) Prevenzione personalizzata
Sulla base della personale situazione fisiologica o delle proprie disfunzioni è possibile quindi rallentare il processo di invecchiamento, sia quello fisiologico-normale che quello precoce o patologico, ma anche fare una fattiva prevenzione di una vasta gamma di gravi malattie.

3) Compliance
Ovvero aderenza naturale e poco faticosa alle strategie di comportamento suggerite dal medico che deriva da un coinvolgimento attivo nel processo di prevenzione / cura e dalla comprensione dei meccanismi messi in atto. Ciò nasce da un’aperta comunicazione, in altre parole da un’alleanza medico – soggetto che desidera attuare comportamenti e/o trattamenti antiaging.

La medicina antiaging si concretizza sinteticamente attraverso i seguenti interventi:

– corrette sequenze alimentari individualizzate (alimentazione antinfiammatoria)
– nutraceutica (integrazione alimentare di microelementi, sali minerali, vitamine, fitoelementi, proteine, aminoacidi, ecc., utili qualora l’alimentazione e/o lo stile di vita non risultino sufficienti a mantenere una corretta omeostasi)
– riabilitazione fisico-motoria (massa muscolare, capacità aerobica, postura)
– controllo dello stress emotivo e degli stress cronici più in generale
– miglioramento complessivo dello stile di vita (lifestyle), attraverso un insieme di comportamenti quotidiani mirati al miglioramento della qualità di vita e alla prevenzione delle malattie croniche.

Eventuali sintomi dolorosi dovranno essere trattati con il minor grado possibile di invasività, tossicità ed effetti collaterali, attraverso un uso “discreto” ed essenziale dei farmaci tradizionali (antiinfiammatori, cortisonici, ecc.) sostituiti, quando possibile, da farmaci low dose, omeopatici o omotossicologici scelti sulla base di una comprovata efficacia e sull’evidenza scientifica (EBM) e la “Good Clinical Practice”.
Importanti ancora per la risoluzione di sintomi dolorosi, sempre nel rispetto di una medicina etica (intesa in questo caso come medicina a bassa invasività e priva di effetti collaterali), sono le tecniche manuali e di rieducazione posturale, manipolazioni vertebrali, pompage cervicale, massaggio, nonché le tecniche di agopuntura o stimolazione riflessa manuale e le micro-infiltrazioni locali.

Si consiglia di avere un buon Consulente Antiaging per preparare ed imparare tutte le strategie e lo stile di vita che necessita ad ognuno di noi per vivere a lungo e in salute.

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